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Sud e disoccupazione: dramma senza indignazioni Stampa

Mentre si discute ancora di ministeri trasferiti in “padania” con politici, intellettuali e opinionisti impegnati nella censura, nella condanne o nella difesa di idee astratte e lontane dalla vita reale, l’Istat anticipa i risultati della situazione economica e occupazionale del 2010 ancora una volta drammatici per il Sud: in pochi si indignano o cercano concretamente una soluzione di fronte ad una secessione di fatto che dura ormai da 150 anni... Al Sud due giovani su tre sono disoccupati; oltre il 30% dei laureati (al di sotto dei 34 anni) non lavora e non studia (circa 167.000 persone); 25 i punti del divario Nord/Sud per la disoccupazione giovanile; gli “inattivi” (nè occupati nè disoccupati) sono aumentati negli ultimi 7 anni di oltre 750.000 unità; il tasso di disoccupazione complessiva nel 2010 è stato del 13,4% (12% nel 2008): più del doppio rispetto a quello del Centro-Nord (6,4%): sommati ai cassintegrati e agli “scoraggiati” (coloro che non cercano più un lavoro) si arriva addirittura al 25,3%; su 533.000 posti di lavoro in meno in tutta l’Italia dal 2008 al 2010, 281 mila erano nel Mezzogiorno; trend in calo per l’occupazione in tutto il Sud con punte significative in Campania (lavora meno del 40% della popolazione in età da lavoro), in Calabria (42,2%) e Sicilia (42,6%); nel 2010 la regione più ricca è stata la Lombardia (32.222 euro: circa 16mila euro all'anno in più rispetto alla Campania, la più povera con 16.372 euro); questi gli altri dati: Basilicata (18.021 euro), Sicilia (17.488), Calabria (16.657) e Puglia (16.932). Lo stesso Istat stesso definisce da “allarme ed emergenza sociale” questi dati e quello che più colpisce (al di là del silenzio assordante o della totale inerzia dei politici locali e nazionali) è il dato degli “scoraggiati”: migliaia di persone che, magari dopo una vita di studi, si sono rassegnate a sopravvivere piuttosto che a vivere, dimenticate e senza più speranze.